La prolusione. Oh cavolo, la prolusione per lunedì. Stamane me ne sono ricordato, non ho ancora preparato nulla per l’incontro con la mia nuova classe, una quinta. Di solito per la lezione introduttiva cerco sempre di fare qualcosa di un minimo accattivante, giusto per evitare di perdermi la metà di loro ancor prima di cominciare. Qualche anno fa ho parlato di seduzione e matematica (formule di prostaferesi al primo appuntamento, il teorema di Lagrange per rompere il ghiaccio, gli assiomi di Peano ed il gender), l’anno scorso ho portato una lezione sulla matematica delle fake news, ma nessuno mi ha creduto. E via dicendo. Quest’anno però no, cacchio, quest’anno voglio parlare di matematica e basta, cacchio (io non dico mai cacchio, se l’ho detto due volte un motivo ci sarà). E così stamane mi sono messo a pensare ad un possibile argomento per lunedì.

L’infinito di Cantor. Cosa c’è di meglio che di una bella lezione sull’infinito matematico? Cantor ci ha regalato questo meraviglioso paradiso. Oh si, raccoglie in pieno l’essenza della matematica. Certo però parlo di Cantor, morto in un ospedale psichiatrico completamente andato. Non so, non mi sembra un buon inizio. Che dici? No, dai.

Hausdorff, ci sono, Hausdorff. Ma certo, un grande della matematica, un genio di prim’ordine che ci ha regalato i fondamenti della topologia ed uno dei più bei paradossi della matematica di cui parlo sempre, la duplicazione della sfera nello spazio reale. Hausdorff, certo. Si, però si è suicidato con la moglie e la cognata per non cadere in mani naziste. Giusto.

Perché non ci ho pensato prima? Godel! Una bella lezione sull’incompletezza della matematica e su Godel, il genio che il secolo scorso ha scardinato l’idea di un edificio matematico cristallino ed autoconsistente. Certo, Kurt Godel ci ha regalato un nuovo mondo matematico dinamico, imperfetto, incompleto, sporco, bellissimo. Godel! Certo! Godel va bene no? No? Perché no? Ah, si, è morto di fame rifiutandosi di mangiare perché pensava che lo stessero avvelenando. Si, cazzo. Cioè, si, porca miseria, non va.

Turing? Chi meglio di lui può rappresentare la matematica di oggi? Il padre dell’informatica, colui che ha applicato per primo il rigore della logica matematica alle macchine calcolatrici, colui che ha previsto .. come dici? Morto suicida, si, ha mangiato una mela avvelenata perché perseguitato dal governo britannico per la sua omosessualità. Si, bravo, me ne ero dimenticato.

Caccioppoli? Genio italico? Archetipo del matematico geniale e sregolato, nipote di Bakunin, oppositore del regime fascista, colui che ci ha portato grandi risultati nell’analisi funzionale? Morto suicida, si. Merda. Cioè, si, vero, non ci avevo pensato, no.

Lyapunov, il matematico russo che ci ha regalato la teoria dei sistemi dinamici? Si è sparato un colpo in testa il giorno in cui sua moglie morì. Ok.

Galois, il genio che a soli 21 anni ha inventato l’algebra moderna con la sua teoria dei gruppi? Morto in duello per una donna, all’alba. Li mortacci sua. No non sua, cioè, no, volevo dire, peccato.

Hardy? Ma certo, giusto, bravo. Hardy, il matematico inglese che più ha dato contributi alla nascita dell’analisi moderna. Lo scopritore e mentore di Ramanujan, il genio matematico indiano autodidatta. Si, è vero, Ramanujan è morto giovanissimo di tubercolosi, ma vabbè, Hardy no, no? Suicidio. Ah, due volte? Come sarebbe suicidio due volte, scusa? La prima non è riuscito. Allora ha scritto un’apologia del matematico. E poi il secondo suicidio gli è venuto meglio. Capisco. Fanculo. Si, non te. No, nemmeno lui, no. No niente, lascia stare.

Boltzmann? Era un fisico, certo, ma ha portato il rigore matematico nella fisica della fine ‘800, veniva chiamato il “terrorista algebrico” no? Non sarebbe perfetto? Come dici? Impiccato alla finestra mentre la moglie e le figlie erano al marre. A Duino, qui vicino. Si. Morte adiabatica, si.

Marie Curie? In questa ingiusta sfilza di nomi maschili mi sembra il minimo parlare di lei, premio Nobel due volte, una delle maggiori figure scientifiche nella nascita dell’era atomica, unica donna al primo congresso Solvay, quello storico con la foto taroccata di Solvay, grande scienziata, grande persona. Eh, che dici? Morta per le radiazioni. Si.

Va bene, senti, che ne dici se andiamo sui classici, eh? Torniamo indietro, ok? La base classica della matematica, d’accordo? Che ne so, Archimede, eh? Che ne dici? Un grande, Archimede, ricordato nei secoli, giusto? Morto ucciso da un soldato romano mentre cercava di fare un calcolo. Si.

Pitagora? Dai, Pitagora è importante no? Cioè, chi non conosce il teorema di Pitagora? Come dici? Ah, pare che non sia esistito veramente, non ci sono prove. Cioè, neanche il suicidio per questo, proprio non è esistito.

Senti, la prolusione di lunedì la faccio sul prof. Mangher. Come chi, Paolo Mangher. Ah, non lo conosci? Me lo sono inventato. Si però questo ha fatto una vita serena sai? Non ha scoperto niente di importante, solo il teorema di Mangher, che come lui non esiste; è un teorema dell’analisi fantariale che dice che se una funzione è continua e derivabile un numero di volte a piacere ed è anche simmetrica, allora questa funzione è proprio fortunata perché le ha proprio tutte le cose belle, cioè nemmeno una sfiga. Si, non è un teorema utilissimo, è vero, però il prof. Mangher ha vissuto fino a 97 anni, è morto di vecchiaia nel suo letto. Si si. E non era mai depresso, cioè una volta sola quando ha perso il suo criceto di nome Ginger, aveva 12 anni. Non il criceto, lui, Paolo Mangher. Ci rimase malissimo, ma pare sia stata l’unica volta in vita sua. Per il resto rideva sempre, mai un problema. Era un grande, Paolo. Ci manca, eh si.