Tempo fa mi è capitato di voler aiutare alcuni ragazzi ed alcune ragazze dell’ultimo anno di un Liceo Scientifico; contattato pochi giorni prima dell’Esame di Stato Conclusivo per alcune difficoltà in matematica e non essendo io coinvolto negli esami, ho provato a dare una mano. Non erano delle mie classi, ma i figli e le figlie in prestito alle volte ci raggiungono da direzioni inaspettate. Non essendoci il tempo di prenotare un’aula e chiedere le dovute autorizzazioni per la concessione di spazi a scuola ed essendo un periodo complesso per il personale scolastico impegnato a preparare aule e corridoi per l’imminente esame, decisi di aiutare gli studenti e le studentesse dando appuntamento in un bar del centro, un luogo inconsueto per la matematica. Ci siamo visti per quattro incontri, tra caffè e musica in sottofondo abbiamo affrontato paure, teoremi, equazioni e dubbi ed ho capito in quella occasione che no, non esistono luoghi inconsueti per la matematica. Quest’anno ho deciso di replicare l’esperienza, stessa sensazione che qualcosa di buono si possa ottenere dal portare la matematica fuori da un’aula scolastica. Non mi riferisco ad azioni di divulgazione, sempre interessanti ed importanti; parlo proprio di fare matematica con studenti e studentesse, ma fuori dall’ambiente formale a cui siamo abituati ogni mattina.

Nel 1984 il pubblicitario Conrad Levinson coniò il termine “Guerrilla Marketing” per indicare una nuova forma di promozione che uscisse dai canali usuali e, usando mezzi semplici ed a basso costo, veicolasse un messaggio in modo creativo, diverso, inusuale, fuori contesto. Mutuo il termine e propongo dunque una nuova modalità didattica che mi piace chiamare guerriglia matematica; si tratta di portare la matematica fuori dalle aule in piccoli contesti inusuali dove far nascere un’idea di matematica diversa, riportare una tregua tra il comune sentire ed il mondo matematico.

Propongo quindi alcuni punti definenti la guerriglia matematica nella speranza che possano essere spunto di discussione (o di critica) e magari inducano qualcuno a seguire strade simili o parallele.

Microdiffusione

La guerriglia matematica non pretende di cambiare il mondo, propone un’azione dal basso di diffusione della cultura e dell’agire matematico su piccola scala; coinvolge poche persone alla volta che siano in qualche modo motivate. Lo scopo è di ridurre la paura della matematica ed alimentare la consapevolezza che sia una pratica accessibile e, perché no, interessante.

Spontaneità

Le azioni di guerriglia matematica devono nascere spontaneamente, mai essere imposte o programmate. L’azione deve in qualche modo non essere prevedibile e deve basarsi, se possibile, sull’improvvisazione; non è una lezione o una conferenza, è artigianato. I partecipanti vanno coinvolti all’ultimo momento, con ogni mezzo, ma devono sentire l’improvvisa urgenza di partecipare, anche stravolgendo impegni già presi.

Rapidità

L’azione deve essere rapida, una o due ore al massimo per consentire ai partecipanti di avere materiale gestibile e non essere sovraccaricati da idee e concetti. Durante un’azione di guerriglia matematica si possono lasciare in sospeso alcuni dettagli, alcuni passaggi, chiedere che poi i partecipanti completino in autonomia e successivamente il quadro preciso, dando magari solo le indicazioni generali. Questo non significa però essere sciatti o ambigui, chi pratica guerriglia matematica deve sapersi destreggiare tra l’eccesso di dettaglio e la generalità dei risultati.

Luoghi e tempi inusuali

Le azioni di guerriglia matematica dovrebbero avvenire in contesti esterni al formale, fuori dall’aula e possibilmente fuori dalla scuola. L’ideale è un luogo pubblico, le persone non direttamente coinvolte devono domandarsi “cosa sta succedendo?”. Bar, parchi, piazze, gradini, librerie, ogni luogo dove ci sia posto per sedersi e parlare con fogli ed una penna può essere teatro di un’azione di guerriglia matematica. Si può immaginare di usare invece un luogo usuale, tipo l’aula scolastica; l’azione deve allora essere imprevedibile in altro modo, magari temporale. Ad esempio si può interrompere il normale corso di una lezione per introdurre in pochi minuti un concetto matematico che non sia necessario o pertinente, ma sia interessante.

La precisione

La guerriglia matematica deve essere informale e spiazzante, ma questo non significa che debba essere imprecisa o approssimativa. Chi compie azioni di guerriglia matematica deve avere la competenza per farlo, assoluta padronanza della situazione, non si deve permettere la diffusione di errori o, peggio ancora, di falsità. La guerriglia matematica richiede impegno, serietà, precisione, chi la pratica deve esserne consapevole.

Economia

L’azione di guerriglia matematica dovrebbe essere assolutamente gratuita (ci sono altri modi di fare soldi). Chi partecipa deve sentire l’importanza di un’idea alta della diffusione di cultura, deve percepire un’ideale che vada oltre una questione economica; per questo motivo la guerriglia matematica ha bisogno di molte persone perché il carico di lavoro possa essere gestibile su base volontaria (altrimenti diventa martirio, che è un’altra cosa). Piuttosto si può chiedere qualcosa in cambio a chi viene coinvolto da un’azione di guerriglia matematica: la dedizione assoluta per quel piccolo lasso temporale dell’azione, la diffusione ad altri di quel che si è capito (passa il favore), la decisione di abbracciare la causa e diventare promotore attivo di guerriglia matematica (se se ne ha la competenza, ovviamente).

Universalità

Non è necessario che la guerriglia matematica sia solo strumento didattico per risolvere dubbi o paure, può essere anche veicolo per l’universalità del messaggio matematico. In questo senso potrebbe coinvolgere anche soggetti adulti, non solo studenti. Improvvisamente parlare in pubblico di matematica dovrebbe diventare evento curioso ed interessante, non solo bizzarro. E, soprattutto, dovrebbe poter coinvolgere tutti e tutte.