La matematica non è un’opinione1… Con questa opinione si intende generalmente relegare la matematica in quell’ambito prettamente tecnico che è la precisione del calcolo, il far di conto che non ammette alternative. L’argomento di solito si esaurisce in fretta, a meno di non essere ingegneri e dover progettare qualcosa (un tempo erano i ponti, oggi forse le infrastrutture virtuali della rete), la matematica non trova spazio o risonanza nel novero ristretto di ciò che è considerato “cultura”. Da Gentile in poi la divisione tra umanistico e tecnico ha aperto una (dolorosa) frattura che diventa via via più difficile trattare; senza avere la pretesa di risolvere un problema così vasto, si può forse cominciare a esplicitarlo. Davvero la matematica è argomento tecnico? Davvero non ha rilevanza culturale? Altre strade forse sono possibili, altri tentativi che vale la pena provare. La rassegnazione culturale del “ah io di matematica non capisco nulla” è spesso una scusa per coprire la pigrizia di chi non ha mai trovato motivazioni per guardare più da vicino, con occhio limpido. Complice, senza dubbio, un modo di insegnare a scuola che rafforza l’idea di un paesaggio arido, un edificio polveroso e stabile. Niente di più lontano dalla realtà; la matematica è un vasto orizzonte di idee, azzardi, fallimenti, rinascite, un labirinto incerto in cui trovare l’uscita diventa di secondaria importanza di fronte alla maestosa vastità delle sue architetture. La necessità di un cambio di prospettiva è diventata esigenza didattica, almeno per qualcuno; scardinare i luoghi comuni sulla matematica e scongiurare il rischio di una materia per pochi e, come si diceva prima, il conseguente vanto di ignoranza per gli altri.

Tra i vari tentativi uno sembra azzardato e, forse per questo, costituisce terreno fertile di discussione: accostare la pratica matematica, consolidata in secoli di storie personali e collettive, a quella di un’altra avventura dello spirito umano, la costruzione poetica della realtà. Questa vicinanza tra matematica e poesia, che non riguarda necessariamente il concetto estetico di bellezza, non è certo idea nuova; ma nuovi tentativi possono essere fatti per esplicitare le similitudini, le assonanze, i risultati. La speranza è quella di avvicinare, anche solo per curiosità umana, chi ha rinunciato all’avventura matematica, sui banchi di scuola o nella più complessa età adulta. Una nuova poetica da pensare, costruire, raccontare, migliorare, un manifesto per un altro insegnamento della matematica che possa ridare valore culturale ad una delle più antiche e vaste imprese della razionalità imperfetta che ci contraddistingue dagli animali e dalle macchine.

  1. Scrivo queste poche righe di giustificazione del Labirinto Incerto per una presentazione chiesta dall’amico e collega Christian Tam. Poche parole a loro volta incerte; forse non giustificano, ma è un inizio.