Carissimi ragazzi e carissime ragazze di 2B (ormai 3B). Da qualche giorno sappiamo che non sarò più vostro insegnante, il nostro percorso insieme si è fermato al biennio. Come sapete ho provato in molti modi a scongiurare questo saluto, le strutture a cui siamo soggetti hanno alla fine scelto altrimenti. Non vi è colpa in questo da parte di nessuno, sono meccanismi in qualche modo automatici, piccole etichette con data di scadenza che ci vengono appiccicate addosso senza molto rumore. Ho cercato di costruire gran parte della mia vita nella consapevole accettazione del saluto, ma a volte è più difficile di altre. Vi scrivo queste poche righe, che so che leggerete, come testimonianza di qualcosa di importante che in questi due anni abbiamo fatto. Anzi, avete fatto, io mi sono limitato ad esercitare la presenza, fuori e dentro l’aula. Ho imparato tantissimo da ciascuno e ciascuna di voi, ho ascoltato le vostre fragilità, assistito alle vostre esplosioni, ho osservato con voi la strada, ho dato poche indicazioni e ricevuto molto. Non ho rimpianti se non, forse, quello di non aver dato abbastanza; ho questa sensazione di incompiuto nei confronti di alcuni ed alcune di voi che difficilmente mi scrollerò di dosso, ma questo è un problema mio, non vostro.

Come unico suggerimento vi esorto ad essere “legislatori misconosciuti del mondo”, come Shelley definiva i poeti. Perché è questo che abbiamo fatto in questi due anni, una forma delicata, a volte imperfetta, quasi sempre meravigliosa di poesia. Spero che possiate mantenere la profonda curiosità che avete dimostrato, vi aiuterà a non arrendervi di fronte alle inevitabili difficoltà della vita.

Ovviamente questo non è un addio, anche se non sono più vostro insegnante questo non significa che non possiamo camminare ancora un po’ insieme; ognuno ed ognuna di voi ha modo di scrivermi e contattarmi, fatelo in qualsiasi momento. Non aspettate di aver bisogno, parlatemi anche solo per condivisione del tempo, risponderò a tutti ed a tutte.

Mi mancheranno le vostre mani alzate per andare in bagno (con cellulare, soldi, zaino e quant’altro), le vostre lacrime ed i vostri sorrisi in egual misura, mi mancheranno il vostro stupore, il casino, i compiti in classe da rifare, i fantasiosi tentativi di copiare, i vostri occhi, la lavagna condivisa e l’albero fuori dalla finestra che guardavamo ogni mattina con occhi diversi.

Non siate però tristi, il collega che mi sostituisce è persona di valore e vi porterà su sentieri molto più alti di quelli a cui avrei potuto ambire io. In questo sappiate di esser stati fortunati.

Dunque siate sereni, se vedete una barba nelle vicinanze è probabile che sia io che vi tengo d’occhio. Vi lascio alcuni versi del nostro amato Borges, non posso più leggerveli in classe, continuerete per conto vostro. Son certo che lo farete.

Con affetto e stima, RG

[...]
Se per tutto c'è termine e punto fermo
e l'ultima volta e mai più e oblio
chi ci dirà a chi, in questa casa,
senza saperlo abbiamo detto addio?
[...]
Credo nell'alba di udire un operoso
tramestio di folle che si allontanano:
tutti quelli che mi hanno amato e dimenticato;
già spazio e tempo e Borges mi abbandonano.

(Alcuni versi dalla poesia Limiti di Jorge Luis Borges)