Pare che il sole compia un giro completo intorno al centro della nostra galassia, la Via Lattea, ogni 250 milioni di anni. Le nostre vicende vengono così trascinate intorno incessantemente lungo spazi e tempi e vite. E con il sole vengono portati insieme i dubbi, le domande, gli errori (tanti), i banali espedienti quotidiani, i dettagli che dimentichiamo, occhi, scarpe, chiavi di casa, finestre. Alberi. Tutte le piccole cose che danno forma alla nostra vita, bloccati su questa traiettoria intorno al centro della nostra galassia. E mentre Louise tiene una manciata di pioggia (in sottofondo, sempre in sottofondo, la voce di Dylan racconta ancora questa storia) ripenso al piccolo arco che è la mia linea di universo, compatta per destino comune. Il punto di accumulazione nel passato mi è precluso quasi quanto quello che, inevitabile, si trova nel mio futuro. Entrambi, per ora, non destano pensieri o preoccupazioni.

Questi 50 anni, che non sono giri ma spirali, hanno visto molto di me, di quel che ho fatto, detto, visto. Ho amato ed odiato e sono stato amato ed odiato. Ho cercato, a volte invano, altre senza motivo. Ho trovato molto, mi sono soffermato poco, distratto da ogni piccola luce di questo universo. Il longboard è ormai appeso in cantina ed il tempo ha assunto un colore bianco uniforme sulla mia barba e nelle macchie della mia vitiligine. Ascolto ogni tanto nuova musica, ma poi torno quasi sempre a Townes Van Zandt. Lo spagnolo alla fine non l’ho imparato, ma ho trovato la voce per leggere il mio Borges, adesso dorme avvolta in riccioli neri in un letto che mi aspetta. E poi stelle, nebulose, pianeti immaginari ed immaginati, una cosmologia nuova ogni mattina quando entro in classe, universi i miei studenti e le mie studentesse. E con loro e per loro provo ad ogni giro a squarciare il velo dell’abitudine che avvolge il mondo, come suggerisce Shelley. Per trovare la bellezza dormiente. Deludo loro come ho deluso i miei figli, ma non mi arrendo.

Ogni tanto, capita, mi sento stanco; allora mi siedo e ascolto la voce di Anna e Francesco (a volte reale, a volte immaginata o inventata) e mi faccio suggerire qualche nuova invenzione, qualche trucco non ancora visto. Funziona quasi sempre.

Il tempo passa e ancora una volta mi ritrovo seduto e di lato a questa galassia che gira e gira senza quasi accorgersene. Il tempo passa e ancora una volta mi ritrovo seduto e dilato. Il tempo, perché lo spazio non son capace. Quel che verrà non lo so, ma sono curioso.