Cara CQ, ti immagino mentre dormi nel buio di una stanza accanto, i capelli color del tempo confine di un volto consueto, il respiro copiato con pazienza dal lenzuolo, la forma segreta del tuo corpo. Tu non sai quante volte al buio ho studiato la geografia del tuo contorno, frontiera della mia insonnia e conforto di tanti dubbi. Questi sono giorni senza sorriso, giorni che ti scoprono pensierosa e fragile, aggrappata al mondo ed alle cose, misurata nei gesti, con voce lontana. Sono giorni in cui mi sento a volte inutile, a lato di una piccola paura che non sai gestire, che non so togliere. Spesso, la notte, quando il sonno non arriva (per scelta o per abitudine) ed i gatti esplorano la casa, alla tenue luce delle cose addormentate mi siedo al tuo scrittoio. Minuti che a volte diventano ore. Sento il rumore della penna che incide, posso quasi vederti curva sui quaderni, minuziosa artigiana della parola. Penso allora a tutte le parole che mi hai scritto, a tutta la strada che abbiamo fatto, alla casa con la veranda in cui ascoltavamo l’estate, alle tue pillole, al pianto di AW, ad ogni singola carezza. Penso anche a tutti i miei errori, al tuo perdono quotidiano, alla vastità che hai portato nella mia vita, al nostro credo comune nelle piccole cose. Vorrei togliere il peso dai tuoi occhi, riesco solo a scriverti queste poche righe; io che ho immaginato di studiare l’universo e le sue leggi mi arrendo di fronte alla tua maestosa astronomia, ad ogni singola costellazione della tua pelle, alla saggezza delle tue parole, al mestiere di scrivere che finalmente hai trovato. Non pretendo più di costruire cosmologie o teoremi, rinuncio ai mondi reali ed immaginari in cui avevo fissato il mio esilio; mi basta, al mattino, guardarti di nascosto mentre riordini i pensieri, parli con i gatti, ridi con AW, pensi tremando a qualche altra parola da sottrarre all’oblio.

Non sono capace di far sparire le paure di questi giorni, tu sola sai come fare; l’unica cosa che posso dirti con stupide parole prolisse è che io sono più fortunato, io non ho paura, vicino ho una donna dal nome segreto che, armata di lancia, conosce perfettamente la rotta. Anche se lei non lo sa.

R.