Cari studenti, care studentesse. Sono state settimane complesse, faticose, frenetiche, un periodo in salita di un anno in salita. Il nostro viaggio tremendo è terminato, direbbe il poeta. Non abbiamo costruito una nazione e per fortuna a nessuno hanno sparato, ma certo le onde le abbiamo sentite. Non è ancora il momento dei saluti, ma sento di dovervi ringraziare. Gli argomenti che qualche settimana fa vi ho assegnato per l’Esame di Stato Conclusivo erano complicati, ho avuto anche qualche dubbio e alcuni ripensamenti. Ma, come spesso accade, mi sbagliavo. Ho fatto bene a darvi fiducia; ho iniziato cinque anni fa, sono felice di avere avuto l’opportunità di cogliere in voi quello che allora ho intravisto. I vostri lavori sono bellissimi, credo che la fatica sia stata ricompensata. Sicuramente io sono stato ricompensato.

Siamo stati sulla Luna con il programma Apollo, abbiamo calcolato il deltavee di un razzo a tre stadi con l’equazione di Ciolkovskij. Abbiamo letto Musil e la sua ordinata poetica della pura ratio, abbiamo calcolato alberi infiniti di infinito stupore. Abbiamo ripercorso le tappe del volo umano, liberi dai vincoli della gravità. Abbiamo conosciuta la solitudine di Cecilia Payne ed i suoi spettri stellari e viaggiato attraverso l’orizzonte degli eventi di un Buco Nero ruotante ai limiti delle forze di marea. Abbiamo seguito Bertrand Russell in prigione e lo abbiamo a lungo osservato in bilico tra matematica e politica. Abbiamo ascoltato Margherita Hack attraverso la sua vicenda umana, abbiamo calcolato con lei un modello semplificato di pulsazione stellare. Siamo stati a Parigi al giro di boa tra due secoli ed ascoltato i mutamenti della matematica attraverso i problemi di Hilbert, siamo scesi nel buio dell’animo umano ed ascoltato la lucida follia di Goedel, viaggiatore del tempo. Abbiamo ricercato le tracce di Ettore Majorana sparse tra un modello di nucleo atomico e la solitudine di un’aula universitaria. Siamo partiti per la conquista di Marte guidati da Schiapparelli cavalcando un’orbita di trasferimento di Hohmann. Ci siamo persi nella biblioteca di Babele con un poeta argentino e abbiamo calcolato le possibilità dell’infinito. Abbiamo misurato le particolari geometrie del Paradiso di Dante e abbiamo calcolato il tempo di caduta libera che separa la Terra dal paradiso perduto di Milton. Abbiamo ascoltato la misteriosa forma del tempo chiamata musica e ne abbiamo trovato tracce nelle risonanze degli anelli di Saturno. Siamo stati al CERN di Ginevra e abbiamo calcolato la traiettoria relativistica delle sue particelle alla ricerca della natura ultima del reale. Abbiamo ascoltato le parole sussurrate da Oppenheimer davanti alla prima esplosione nucleare nel deserto, abbiamo davvero pensato adesso siamo diventati Morte, il distruttore di mondi. Abbiamo ascoltato la supplica di un padre per la vita del figlio, abbiamo conosciuto Planck nella tragedia e nella gloria dei suoi quanti. Abbiamo cercato la vita nell’universo, calcolato la frost line di una stella e stimato l’evaporazione di un’atmosfera planetaria. Abbiamo assaggiato il frutto terribile della discriminazione seguendo Alan Turing tra calcolatori universali, crittografia e calcolabilità. Abbiamo ascoltato le parole di Simone Weil e del fratello André apprezzando la loro matematica ed il loro misticismo. Siamo rimasti affascinati da una storia ingarbugliata raccontata attraverso il dibattito Einstein-Bohr e la nascita della fisica quantistica, abbiamo conosciuto i reticoli ortocomplementati completi. Abbiamo letto le lettere tra Jung e Pauli e ci siamo persi tra sincronismo, psicanalisi e energia di Fermi di un gas. Siamo stati in trincea con Schwartzschild e abbiamo calcolato con lui il redshift gravitazionale e la deflessione della luce. Abbiamo scoperto la teoria dei grafi e abbiamo descritto la propagazione di notizie su una rete con semplici modelli. Abbiamo scritto una lettera a Farm Hall ed ascoltato le parole di Lise Meitner, straordinaria indagatrice del fuoco nucleare.

Dunque non posso che dire grazie a ciascuno e ciascuna di voi. So che per la maggior parte di voi la matematica e la fisica non sarà nel futuro causale. Non importa, spero che queste ultime settimane senza compiti in classe e senza voti si siano riempite, almeno per poco, di umano stupore per tutto questo. Io personalmente ho imparato tantissimo e, soprattutto, ho avuto l’opportunità finalmente di guardarvi veramente. Che smisurato universo in espansione che siete. Vi auguro ogni bene, per l’esame (che è poca cosa) e per il resto.

Voi, studenti e studentesse del passato, del presente e del futuro, siete i misconosciuti legislatori del mondo.

Con gratitudine, prof.