Da quando ho iniziato ad insegnare (non molto, confesso), uno degli ostacoli maggiori alla serenità del mio mestiere è la valutazione. Ho maturato, in questi ultimi anni, un’idea abbastanza precisa di quello che io vorrei, idea che non coincide in linea di massima con l’usuale e storico modello valutativo della scuola italiana. Convinto che ad un insegnante si richieda anche il coraggio di scegliere con decisione i propri percorsi, pur mantenendoli all’interno delle norme vigenti, ho deciso quindi di proporre nelle mie classi un modello diverso di valutazione. È una proposta e come tale ho necessità di sperimentarla e provarla. Inoltre ci sono diversi punti aperti a cui ancora non so dare una risposta certa e che solo una discussione ampia e aperta con gli studenti (e perché no anche con i colleghi) potrà in qualche modo aiutarmi a definire. Può darsi che alla fine questa proposta risulti inefficace per lo scopo educativo che si propone, ma è comunque una partenza per cercare un nuovo punto di equilibrio.

Parto da alcuni punti per me importanti:

  1. in molti casi (lascio aperta ogni possibilità interpretativa ad un quantificatore così generale) la valutazione è il motore principale che spinge lo studente allo studio. Il risultato finale, sia in positivo che in negativo, racchiude spesso l’interezza del percorso. Sono convinto che questo sia in buona parte sbagliato; il momento valutativo è sicuramente un punto importante del percorso scolastico, ma va inteso per quel che è, un momento di verifica (con ampia possibilità di errori) che deve essere di supporto al raggiungimento degli obiettivi formativi, non sostituirvisi. Sono convinto che qualsiasi strategia che depotenzi la valutazione per valorizzare i contenuti culturali e le competenze sia da perseguire.
  2. Le valutazioni sono spesso vissute con ansia dagli studenti, ansia che credo sia in gran parte di ostacolo al processo educativo. Un conto è abituare i ragazzi a confrontarsi con i propri limiti, affrontando anche difficoltà importanti, un altro conto è far crescere in loro frustrazioni e senso di inadeguatezza che ha come unico risultato, spesso, l’allontanamento dello studente dalla materia. La valutazione deve essere vissuta con serietà, non con severità. Deve portare ad un impegno, non ad una corsa ad ostacoli. Deve incentivare la voglia di migliorarsi dello studente, non creare una continua incertezza.
  3. Lo studente particolarmente motivato (per indole, passione o fato) avrà comunque risultati brillanti qualunque sistema valutativo si decida di usare (tranne rari casi). Il problema è a mio avviso in quegli studenti (e sono tanti) che potrebbero lavorare bene su una materia, ma che sono in qualche modo dissuasi dai risultati. È scontato per tutti che sia importantissimo recuperare allo studio chi ha difficoltà, e non è possibile farlo, secondo me, facendogli vivere il percorso educativo come una continua rincorsa in salita (la corsa al ``6’’).
  4. Quando uno studente mi chiede in un compito cosa deve fare per arrivare alla sufficienza, mi sento di aver perso in partenza. Non mi arrabbio con lui, perché è sicuramente umano da parte sua porre la domanda. Mi arrabbio con un sistema che lo ha portato a ritenere, di una verifica, importante il raggiungimento del 6 e non lo svolgimento della verifica stessa.

Personalmente ritengo che gran parte di questi problemi derivi da un sistema con un numero di livelli molto alto (da 0 a 10 come minimo, ma a cui poi si aggiungono tutti i vari voti intermedi) e con il risultato che spesso (non sempre) è associato ad una media. Usare la media secca dei voti significa costringe lo studente ad un continuo gioco di equilibrio in cui uno o due scivoloni possono compromettere il risultato finale (e quindi la voglia dello studente di rimettersi in gioco con quella materia). Inizialmente avevo pensato ad un sistema a crediti in cui lo studente può sommare valutazioni fino al raggiungimento ritenuto da lui e dall’insegnante adeguato. Non sono però riuscito a formulare un tale sistema in modo preciso ed ho quindi deciso di provare una strada che si discosti apparentemente poco dal modello standard, ma che ne cambia la filosofia di fondo in modo radicale.

Dunque, nel tentativo di costruire un metodo di valutazione che possa in qualche modo aiutare i ragazzi a percepire il loro livello di apprendimento senza immotivate ansie e che lasci ampio spazio agli aspetti formativi e culturali di una materia, ovvero uno strumento che sia tale per il dialogo educativo e non vi si sostituisca, faccio la seguente proposta operativa (i numeri delle prove che qui riporto sono pensati per il corso di matematica a titolo esemplificativo dell’idea portante di questa proposta).

  • Le prove (scritte, orali, relazioni etc) non devono essere basate sul “fai almeno questo per arrivare al 6”. Le prove, per quanto possibile, devono dare ampio margine allo studente di esprimere ciò che ha appreso indipendentemente dalla valutazione che poi io darò. La prova deve quindi essere valutata non solo nella quantità e nella correttezza delle parti svolte, ma anche sul come sono svolte, su criteri anche di eleganza, intuizione, divertimento, sfida, accettazione dei propri limiti. Una valutazione quindi complessiva che non sia la somma di punti assegnati agli esercizi. Un modello di questo tipo è peraltro già in uso nella prova scritta di matematica dell’Esame di Stato Conclusivo del Liceo Scientifico. Non ho una ricetta definitiva in tal senso, ma questo punto richiederà molto lavoro preparatorio in classe che mi impegno a fare e condividere con gli studenti.
  • Le prove non devono essere settoriali, ma cumulative, nel senso che man mano che si svolgono nuovi argomenti questi confluiscono nelle prove senza che gli argomenti già svolti ne escano. Questo per evitare che passato un certo periodo un argomento diventi ininfluente. So che questo rende la preparazione delle prove più complessa e soprattutto getta nello sconforto lo studente abituato a chiedere “Cosa c’è nella verifica?” che si vedrà rispondere “tutto”. Ma credo fortemente nel valore dell’unità di una materia e disconosco lo smembramento (comodo per tutti) in sottoargomenti indipendnenti. Anche questo è un punto che richiederà molto lavoro con i ragazzi.
  • I voti che darò alle prove (scritte, orali, relazioni etc) sono solo voti positivi e sono cinque, ovvero i valori interi da 6 a 10. Cinque livelli di valutazione positiva mi sembrano sufficienti senza necessità di introdurre mezzi voti, quarti di voto, voti intermedi, più, meno, asterischi etc.
  • Una prova può risultare insufficiente; in tal caso non viene assegnato alcun voto alla prova.
  • Sia le prove valutate che quelle insufficienti sono ampiamente discusse con lo studente, in modo che sia chiaro il motivo della valutazione e sia possibile apprendere dalla prova stessa.
  • Nel primo quadrimestre vengono svolte 4 prove istituzionali tra scritti, test o altro. Lo studente ha la possibilità di concordare ulteriori prove (interrogazioni) gestendo i tempi in accordo con il docente fino ad un massimo di ulteriori 2 prove (per un totale massimo di 6 prove per uno studente).
  • Alla fine del primo quadrimestre si considera la media dei tre voti più alti ottenuti dallo studente. Se non ci sono almeno tre voti (quindi non ci sono almeno tre prove valutate sufficienti), il primo quadrimestre viene valutato insufficiente. La media viene arrotondata per eccesso o per difetto a discrezione totale dell’insegnante (che si prende quindi la responsabilità di valutare lo studente usando anche la propria professionalità e non solo la calcolatrice).
  • Nel secondo quadrimestre vengono svolte 4 prove istituzionali tra scritti, test o altro. Lo studente ha la possibilità di concordare ulteriori prove (interrogazioni) gestendo i tempi in accordo con il docente fino ad un massimo di ulteriori 2 prove (per un totale massimo di 6 prove per uno studente). Lo studente può usare anche il voto finale del primo quadrimestre (se c’è) come prova.
  • Alla fine del secondo quadrimestre si considera la media dei quattro voti più alti ottenuti dallo studente, eventualmente utilizzando anche il voto complessivo del primo quadrimestre. Tale media, arrotondata a discrezione dell’insegnante, costituisce il voto finale. Se non ci sono quattro voti sufficienti su cui calcolare la media, il giudizio è sospeso a settembre.

I vantaggi di questo metodo sono a mio avviso i seguenti:

  1. c’è ampio margine per lo studente di rimediare ad eventuali prove negative.
  2. La possibilità di scegliere i voti più alti permette di non considerare una prova negativa come una macchia indelebile (quello che io chiamo principio di redenzione).
  3. Il primo quadrimestre ha un peso nella valutazione finale.
  4. La valutazione è sempre positiva, quindi tende a rafforzare l’autostima dello studente.

Un ultimo, importante, commento. Un metodo valutativo, qualunque esso sia, è solo un metodo. Un insieme di regole, più o meno sensate, non possono sostituirsi al continuo, incessante, interessante, stancante, appassionante sforzo che quotidianamente dobbiamo impegnare in classe per motivare lo studente allo studio ed alla comprensione della nostra materia. Nessun sistema deve essere rigido, nessuna calcolatrice per il calcolo di una media deve mettersi al posto dell’insegnante nel momento della valutazione. Un metodo, anche numerico e dettagliato, deve essere di supporto, deve indicare, suggerire. Ma alla fine è l’insegnante che si assume la responsabilità del giudizio. Non è questione di arbitrio, ma è l’espressione finale della nostra professionalità. Nella mia limitata esperienza nessuno studente può scambiare una valutazione, anche errata, per un atto arbitrario se può scorgere dietro il quotidiano lavoro dell’insegnante la ricerca continua e sincera di un terreno di dialogo condiviso.