Cari ragazzi e care ragazze, stamane è successo di nuovo, mi ero ripromesso di non farlo più ed invece sono partito con una partenale alla fine della terza ora di cui mi sono subito pentito. Vi scrivo poche righe non per scusarmi (a che servirebbe?), ma per declinare meglio quello che stamattina mi è uscito fuori in modo infelice. Ho perso un po’ la pazienza, ormai mi conoscete abbastanza bene per sapere che è un evento raro a cui approdo solo quando sono particolarmente stanco. Ma voglio essere chiaro, non ero arrabbiato con voi (magari un pochino, ma ingiustamente), ma con la mia incapacità in questo periodo di trainarvi dall’altra parte del guado. Sono consapevole che sia un momento difficile anche per voi e non pretendo (non l’ho mai preteso) di riuscire ad interessarvi con le mie lezioni. La moneta che scivola sul piano inclinato con attrito era un esercizio noioso, stupido, assolutamente privo di alcun interesse culturale, mi stavo annoiando io stamattina, figuriamoci voi. Sapete cosa penso del libro, dei programmi, degli esercizi di questo tipo. Ma sapete anche che è importante ogni tanto usarlo, il libro, è importante confrontarsi anche con problemi noiosi, assurdi, stupidi. Quando lo faccio (datemi atto, raramente, di solito cerco di inventarmi qualcosa di più attraente) non è per infliggervi una punizione, ma per esporvi, almeno ogni tanto, alla noiosità del mondo, altra indispensabile dimensione del reale speculare alla visione poetica che cerco ogni tanto di darvi. Lo ritengo necessario, lo ritengo importante. Dimenticate pure la moneta che scivola sul piano inclinato di stamane, dimenticatevi l’accelerazione, il tempo, la forza di attrito per fermarla. Non era quello il punto importante, non lo è mai stato, lo sapete. Nonostante non mi piaccia interrompere una lezione per eccessiva confusione (ripeto, evento raro, normalmente siete dei santi), sono però contento di avervi poi parlato, di avervi spiegato. Forse il tono paternalistico potevo risparmiarvelo, ma ho letto nei vostri occhi quello che mi ha sempre affascinato di voi, la disponibilità. Voi avete letto la mia? Nelle parole, nello sguardo, nei fatti? Mi auguro di si. E non preoccupatevi del compito di lunedi, dovesse andare male lo rifacciamo. Di nuovo, non è quello il punto. Sto cercando, con fatica e spesso con scarso successo, di mostrarvi qualcosa di più grandioso, di più duraturo, di più musicale di qualche stupido esercizio di monete che scivolano. Stiamo cercando, ragazzi e ragazze, di intravedere la struttura portante di quella strana realtà condivisa che chiamiamo universo, la nostra quotidiana casa. Dobbiamo imparare a guardare oltre. Io ho dato una sbirciatina prima di voi, vi assicuro che se non valesse la pena non vi farei camminare in salita così a lungo. Fidatevi di me, come avete fatto fino ad ora, vedrete che ne usciremo tutti immensamente più ricchi. Vi ho promesso, più di un anno fa quando ci siamo conosciuti, che vi avrei fatto sentire la poesia delle leggi razionali dell’universo; stamane non ci sono riuscito, ma una promessa è una promessa, ci riuscirò.

Un caro saluto, prof.